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MilenaPito è diventata regina
CULTURA
5 agosto 2007
Il birraio di Preston

Sempre affascinata dal titolo  e sempre intenzionata a leggerlo. All'università avevo persino tentato di chiedere una tesi su Camilleri  e sulle diversità testuali  e  linguistiche del "Birraio di Preston" romanzo e opera teatrale.
Oggi  finalmente dopo mesi, ho finito di leggere il libro.
A tratti il libro potrebbe apparire ridondante (si ripete di continuo la storia di   questa  opera teatrale intitolata appunto"Il Birraio di Preston" alla cui rappresentazione si oppone un intero paese; e l'episodio del teatro  andato in fumo e tutte le storie di contorno. E' chiaro che, nonostante Camilleri dichiari che "la successione dei capitoli disposta dall'autore non è che una semplice proposta: ogni lettore infatti, se lo vuole, può stabilire  una sua personale sequenza" è anche vero  che  nel tentativo di perseguire questa libertà del lettore si ripetono particolari ed eventi di capitolo in capitolo.
Che Camilleri abbia letto  Italo Calvino e tutta la letteratura intorno al "lettore-protagonista" è evidente sia  dal  titolo di un capitolo "Se una notte d'inverno tinta" che richiama chiaramente un romanzo di Calvino (Se una notte d'inverno un viaggiatore") sia da altri indizi disseminati nell'opera.
 Notevole, a proposito dei capitoli,  i titoli scelti che, come nel già citato caso di Calvino, si ispirano direttamente ad altri  romanzi esistenti  (e qui entra in gioco l'intertestualità e tutto quello che ne consegue), titoli sapientemente "tradotti" in "siciliano-camillerese".

L'episodio della pipì

Che Camilleri poi si ispiri anche a Manuel Vasquez Montalban è fatto noto  e reso manifesto  dallo stesso autore.
E poichè io non leggo mai un libro solo, ma ne leggo due o tre contemporaneamente (a volte non riuscendone a portare a termine nessuno) mi è capitato di leggere Camilleri mentre contemporaneamente leggevo Montalban e leggendo il Birraio di Preston mi sono imbattuta in una scena che mi sembrava aver già letto da qualche parte.
Ad un certo punto  nel "Birraio di Preston"si parla di un uomo che scende per far pipì:
"Il romano s'avvicinò a un albero, si sbottonò, principiò a sgravasse[...] tenendosi l'uccello con la sinistra, Tarquandi  arzò la mano destra a prenne er frutto (un'arancia). e proprio in quel momento  Laurentano gli sparò darrè al cozzo [...]"

Ne "La solitudine del Manager" di Montalban si legge:
"Il fiume occulto richiedeva di essere liberato con urgenza[...] I suoi occhi avevano già individuato il tronco di un tiglio mentre le dita abbassavano la cerniera[...]Senza dimenticarsi d guardare a destra e sinistra, davanti e dietro, l'uomo lo tirò fuori tenendolo con due dita mentre le altre
 formavano un tetto o, ancora meglio, un baldacchino per il raccoglimento quasi religioso  con cui pisciava. [...] Cercò di bagnare  il tronco seguendo  un piano prestabilito, ma i suoi occhi sostarono su una strana forma raso terra, quasi sommersa, che cominciava a delinearsi grazie alla caduta della pipì[...].

a voi lascio la curiosità di scoprire di cosa si trattava...






permalink | inviato da ReginaZabo il 5/8/2007 alle 14:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
letteratura
16 aprile 2007
Cortesie per gli ospiti

Sono lenta a leggere, ma non così tanto. Ho finito da mesi di leggere Cortesie per gli ospiti di Ian Mc Ewan, un libro che ho cercato da tempo in tante librerie ma che non riuscivo mai  a trovare. L'ho cercato da quel giorno in cui Santo il Sapiente me ne parlò, leggendomi l'incipit in una telefonata pomeridiana
 "Ogni pomeriggio, quando la città oltre le scure persiane verdi cominciava ad animarsi, Colin e Mary si svegliavano al metodico picchiettio degli arnesi d'acciaio contro le chiatte di ferro ormeggiate accanto  al bar galleggiante del loro albergo [...]".
Il lento inizio del romanzo (ambientato in una città che anche il lettore più distratto identificherà in Venezia, ma che l'autore del libro non dichiara mai) è ben diverso dalla fine in cui tutto si stravolge e succede l'inimmaginabile.  I protagonisti, due  turisti inglesi (Colin e Mary), si imbattono in un inquietante anfitrione (Robert) che prepara, insieme alla moglie (Caroline), cortesie particolari per gli ospiti. L'intero romanzo cela un segreto  che viene svelato solo nel finale apocalittico e liberatorio.
Signori, è un libro che vi consiglio di leggere!
 (P.S: l'edizione che ho letto io non è quella del 1983 (che vedete in figura), ma quella del1987, in cui lo struzzo di Einaudi si muove!)



permalink | inviato da il 16/4/2007 alle 21:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
14 dicembre 2006
La passione secondo Therese

Ho gettato sul comodino "Bambini nel tempo" d Ian McEwan e mi sono lasciata rapire da "La passione secondo Therese" di D. Pennac. Ebbene Pennac è sempre Pennac: ti rapisce per il modi di scrivere, per i giochi linguistici ( e complimenti alla traduttrice), per i personaggi che crea, che spuntano come i funghi, che popolano Beleville. E la protagonista di questo romanzo, Therese, così smunta, pallida ed  emaciata che acquista colore dopo aver scoperto l'amore ( e le gioie del sesso) e perde i suoi poteri di veggente perchè innamorata. Anche in questo romanzo Pennac non si smetisce e già mi sono buttata su "Signori bambini".



permalink | inviato da il 14/12/2006 alle 20:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
2 novembre 2006
sbadabam! ancora una volta ho abbandonato "Memoriale dal convento": la prosa di  J. Saramago era troppo singhiozzante. Influenzava il mio modo di scrivere (e  non era il caso dato che mi apprestavo a un'opera scientifica), mi teneva sveglia di notte nel tentativo di capire cosa ci fosse scritto, per cogliere le sfumature di ironia e involutezza di pensiero dello scrittore. Così ancora una volta è messo da parte aspettando di essere letto, mentre io inseguo altri libri...

 Candido di Voltaire 

Ho divorato Candido di Voltaire: la narrazione, quasi come una favola all'inizio, è coinvolgente. Con leggerezza il lettore è invitato a riflettere sulle sorti umane (e sul proprio modo di concepire la vita), (non manca una critica alla società, ma è sottesa nell'opera e abilmente celata dietro la figura del maestro  di Candido, Pangloss). Un libro che consiglio a tutti. Da leggere in breve tempo e da godere appieno.



permalink | inviato da il 2/11/2006 alle 20:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
25 agosto 2006
Il signore delle mosche

E' già da tempo che ho finito di leggere Il signore delle mosche e ormai  buona parte della memoria che conservavo del libro è gia svanita. Ne rimane solo l'impressione, alcune immagini. La conchiglia passtaa di mano in mano (segno del comando e della presa di turno nell'assemblea);
la ferinità e l'istinto che  folleggia, sbrana, distrugge  e si ciba, avida di carne, che ruba il fuoco e se ne nutre;la ferinità in lottà con la civiltà, che la insegue, ne annusa l'odore  e la reprime.
 E la civiltà che salva.
 Sento i tamburi, sento le mosche, sento il caldo, la sete, la fame e la terra.



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5 giugno 2006
Raymond Carver,
 Di cosa parliamo quando parliamo d'amore,
 Minimum Fax 2001



Ho finito di leggere Carver. Ho smesso già da un po' in realtà e sono passata a un altro libro.
La raccolta di racconti Di cosa parliamo...mi è stata regalata. E devo dire che all'inzio sono rimasta perplessa. I racconti sembrano privi di una conclusione. A volte, alla fine di un racconto, mi dicevo. "Embeh?". Ma poi proseguendo nella lettura ho cominiciato ad apprezzare la lingua e lo stile utilizzati (ovviamente bravi anche traduttori). Parole comuni in bocca a gente comune. Fare  e cosa verbo e nome più utilizzati.
  Aal punto mi è piaciuto e mi ha ispirato questo libro  che ho "usato" delle parti di un racconto (Perchè non ballate?) per aprire e chiudere il mio intervento al convegno di Firenze, lasciando scioccati i presenti!



permalink | inviato da il 5/6/2006 alle 0:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
13 gennaio 2006
La casa del sonno



Nell'attacco di narcolessia che ha caratterizzato le vacanze natalizie, mi giunge, forse il Caso o forse no, in regalo il libro di Jonathan Coe La casa del sonno. Finalmente un romanzo ben strutturato, costruito  a regola d'arte. Uno di quei libri da cui è difficile staccarsi , che ti fanno fare le nottate per poter riuscire a leggerlo tutto in una volta.Questa "ansia di lettura" l'avevo provata ultimamente solo con il Codice da Vinci, ma in quel libro mancava per me una cosa importante: il gioco linguistico. Lo trovi in D. Pennnac (A proposito vi siete chiesti da dove derivi il mio nome "regina Zabo?) e lo ritrovi in Jonathan Coe. Li adoro!

La “casa del sonno” è Ashdown, austera dimora, prima residenza universitaria, poi clinica psichiatrica dove si curano, appunto, i disturbi del sonno. Intorno, e tra i corridoi e le stanze di questa, si intrecciano le storie dei giovani protagonisti, prima studenti, abitanti della casa, poi adulti, ognuno per conto proprio, ma destinati a incontrarsi di nuovo. Alla base delle diverse storie c’è il sonno: sonno confuso, sregolato, abusato, desiderato, rifiutato, analizzato. E c’è l’amicizia, e un grande amore, un amore commovente, assoluto, estremo.

Chi è l'autore? Jonathan Coe vive a Londra, è insegnante di Poesia Inglese all’università di Warwick, musicista semiprofessionista, correttore di bozze, giornalista e scrittore freelance. E’ considerato uno dei più promettenti talenti narrativi inglesi e si distingue per l’originalità dei suoi racconti e l’acuto spirito contro le contraddizioni della società inglese.




permalink | inviato da il 13/1/2006 alle 15:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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E ho capito ch'è una malattia
Che alla fine non si può guarire mai
E ho cercato di convincermi
Che tu non ce l'hai
E ho guardato dentro casa tua
E ho capito ch'era una follia
Avere pensato che fossi soltanto mia
E ho cercato di dimenticare
Di non guardare
Eh......
E ho guardato la televisione
E mi è venuta come l'impressione
Che mi stessero rubando
Il tempo e che tu
Che tu mi rubi l'amore
E poi ho camminato tanto e fuori
C'era un gran rumore
E non ho più pensato
A tutte queste cose
Na na na na na na..........
Na na na na........
Na na na na........ Eh
E ho guardato dentro un' emozione
E ci ho visto dentro tanto amore
Che ho capito perchà©
Non si comanda al cuore
E va bene così
Senza parole
Senza parole
E va bene così
Senza parole
E va bene così
E guardando la televisione
Mi è venuta come l'impressione
Che mi stessero rubando il tempo
E che tu
Che tu mi rubi l'amore
Ma poi ho camminato tanto e fuori
C'era un grande sole
Che non ho più pensato
A tutte queste cose
E va bene così
Senza parole
E va bene così
Senza parole
E va bene così
Senza parole
E va bene così
Senza parole
E va bene così
Senza parole
Senza parole
 

 

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